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Gli
Stati Uniti presentano una grande varietà di
paesaggi e ambienti che sono all'origine di una
flora e di una fauna notevolmente diversificate,
approfondite nelle voci riguardanti i singoli stati.
Morfologia
La struttura geomorfologica degli Stati Uniti è
caratterizzata dalla presenza di due sistemi
montuosi (quello dei monti Appalachi a est e quello
delle Montagne Rocciose a ovest) allineati da nord a
sud, e di un vasto insieme di pianure nella parte
centrale. Essa è il risultato di una lunga
successione di collisioni e separazioni di grandi
aree della parte superficiale della crosta terrestre,
in base alla teoria geologica della tettonica a
zolle. Il nucleo continentale più antico è lo Scudo
Canadese, o Altopiano Laurenziano, costituito da una
massa di graniti e di altre rocce cristalline che
affiorano in tutto il Canada orientale e nella parte
nordorientale degli Stati Uniti. Alla formazione
dello Scudo seguì un lungo periodo di inattività
della crosta terrestre durante il quale il
continente, in seguito a continui fenomeni erosivi,
assunse l'aspetto di un tavolato che i mari
adiacenti ricoprirono con spessi strati di sedimenti.
Verso la fine di questo periodo estese foreste
coprivano le superfici emerse, e la combinazione di
materiale organico e di sedimenti marini permise la
formazione di vasti giacimenti di petrolio e di
carbone.
Il
periodo di calma geologica ebbe termine quando i
continenti dell'America settentrionale e dell'Europa
entrarono in collisione nel primo periodo della
formazione dei fossili, il Carbonifero, in seguito
al quale i continenti americani si scontrarono con
quello africano. Il fenomeno provocò la formazione
del sistema montuoso degli Appalachi,
originariamente costituito da vette elevate. Questa
collisione determinò la deriva della massa
continentale verso ovest con una conseguente
espansione dell'oceano Atlantico e un periodo di
calma geologica che interessò nuovamente le aree
orientali degli Stati Uniti. Il materiale prodotto
dall'erosione dei monti Appalachi si depositò e si
accumulò nella regione interna delle Grandi Pianure
e nelle pianure costiere affacciate sull'Atlantico e
sul golfo del Messico.
Nel
frattempo, la compressione tra la zolla americana in
spostamento verso ovest e la zolla pacifica
determinò la formazione di nuovi sistemi montuosi
nella sezione occidentale: le Montagne Rocciose con
i loro altipiani (del Colorado e del Montana) e le
loro catene montuose, come le Black Hills del South
Dakota. Lo slittamento delle rocce lungo le faglie
formate da ulteriori spinte determinò la formazione
della Sierra Nevada in California, dei monti Wasatch
nello Utah, delle catene montuose allineate del
Nevada e della Teton Range nel Wyoming. Il suolo
dell'Arizona e dello Utah meridionale si sollevò e i
fiumi incisero profondi canyon.
Effetti dei mutamenti climatici
Nel Pleistocene grandi calotte di ghiaccio
iniziarono a coprire la parte orientale del Canada e
i rilievi dell'Ovest e da qui iniziarono un graduale
spostamento verso sud trasportando materiale
roccioso e detriti. Le erosioni glaciali hanno
determinato l'attuale configurazione del paesaggio
del New England e del Minnesota settentrionale,
caratterizzato da accumuli morenici e da laghi
allineati. Lo scioglimento dei ghiacci alimentò i
fiumi Hudson, Illinois, Minnesota, Missouri e
Columbia, che nel loro corso scavarono ampie valli;
esso fu anche all'origine della formazione dei
Grandi Laghi.
Morfologie glaciali si rintracciano in tutta la
fascia settentrionale degli Stati Uniti, a partire
dai bassi crinali sabbiosi che segnano i letti e le
sponde di antichi laghi ai confini orientali e
occidentali del Vermont e nell'Ohio nordoccidentale,
attraverso le sabbiose province centrali del
Wisconsin, nei pressi del Red River in Minnesota,
nel South Dakota e nel North Dakota, intorno al
Grande Lago Salato nello Utah, sino al bacino
Missoula nel Montana e nella Central Valley in
California.
I
fenomeni di glaciazione hanno inoltre lasciato
spessi depositi di loess sulle fertili pianure
circostanti i fiumi Mississippi e Missouri, sui più
scoscesi promontori del Wisconsin occidentale e del
Tennessee occidentale, nelle regioni orientali dello
stato di Washington. Episodi di innalzamento del
livello dei mari hanno portato alla formazione di
distese sabbiose all'interno della pianura costiera
del golfo del Messico e sui pendii delle montagne
che dominano l'oceano Pacifico; la baia di
Chesapeake e molte altre valli di origine fluviale,
situate lungo la costa atlantica dalla Georgia al
Connecticut, si formarono invece in seguito a fasi
di abbassamento del livello dei mari.
Clima
Negli Stati Uniti il clima è ovunque temperato, a
esclusione dell'Alaska, situata nella fascia
climatica subartica. Esso presenta tuttavia marcate
variazioni regionali dovute alla disposizione dei
rilievi, orientati in senso meridiano, e alla
diversa influenza degli oceani. La vasta sezione
interna del paese, priva di sbarramenti orografici,
è particolarmente esposta alle masse d'aria fredda
provenienti dal Polo Nord, che possono spesso
raggiungere le aree più meridionali del paese, e, in
senso opposto, alle masse d'aria calda e umida
provenienti dai tropici, che possono spingersi sino
alle regioni nordorientali.
La
sezione orientale del paese, esposta all'Atlantico,
è soggetta a sud agli influssi subtropicali, che
rendono gradevole il clima della Florida, a nord
agli influssi continentali, come dimostra il clima
severo di New York. La sezione occidentale è invece
condizionata climaticamente dalle correnti oceaniche
occidentali, che rendono umidi e piovosi i versanti
montuosi rivolti al Pacifico a nord, mentre a sud,
nella California, prevalgono gli influssi
subtropicali che apparentano il clima locale a
quello mediterraneo. Tutta la parte interna, invece,
dalle Grandi Pianure sino alle catene costiere,
schermata dai rilievi, è poco piovosa e in certe
aree addirittura desertica.
Due
fenomeni, legati alla circolazione atmosferica,
condizionano in modo determinante il clima degli
Stati Uniti. Il primo, legato agli alisei, riguarda
le correnti ascendenti di aria calda e umida
provenienti dalla fascia equatoriale che, a 30° di
latitudine nord, perduta l'umidità, iniziano a
scendere, portando condizioni atmosferiche calde e
asciutte nelle aree sudoccidentali del paese,
soprattutto in estate. Un altro fenomeno
significativo è la corrente a getto, cioè quel forte
vento che soffia generalmente da ovest verso est
negli strati alti dell'atmosfera, e che influenza in
modo decisivo la circolazione negli strati più bassi
dell'atmosfera stessa.
In
estate la corrente a getto si trova generalmente
vicino al confine con il Canada, ma può spostarsi a
nord fino all'Alaska o a sud fino alla Louisiana.
Nello stato di Washington e in Alaska essa porta
l'aria umida del Pacifico verso le regioni interne,
mentre negli altri stati occidentali hanno la
prevalenza le masse di aria asciutta provenienti dal
Messico e dal Canada. A est, al contrario, la
corrente a getto può determinare lo spostamento di
masse d'aria umida dal golfo del Messico al Canada.
Durante l'inverno il sistema dei venti influenza le
regioni meridionali del paese. Le masse d'aria
provenienti dal Pacifico portano nuvole e pioggia
sui rilievi della costa californiana e dell'Alaska
meridionale.
I
cataclismi meteorologici sono strettamente connessi
alla direzione stagionale della corrente a getto e
ai fronti a essa associati. Le piogge torrenziali
sono più frequenti nelle vicinanze del golfo del
Messico; i tornado si verificano nelle regioni
centrali degli Stati Uniti, dove le masse d'aria
provenienti dal Canada e dal golfo si scontrano
violentemente; gli uragani si sviluppano nella tarda
stagione estiva e, provocati dalle masse d'aria
calda provenienti dall'Atlantico, si spostano verso
gli stati sudorientali nella stagione autunnale. Le
abbondanti nevicate invernali negli Stati Uniti
orientali sono causate dal rapido raffreddamento
dell'aria del golfo, fenomeno che, nella regione dei
Grandi Laghi, risulta amplificato dai venti
continentali freddi provenienti da nord.
Idrografia
Il territorio degli Stati Uniti è diviso in diversi
sistemi idrografici. Anzitutto la sezione orientale
del paese riversa le sue acque nell'oceano Atlantico
attraverso la serie di fiumi che scendono dagli
Appalachi: l'Hudson, il Delaware, il Susquehanna, il
Potomac e il Savannah, tutti con una portata
considerevole, dovuta alle frequenti precipitazioni;
essi, grazie a ciò, costituiscono importanti vie di
comunicazione utilizzate in prevalenza per il
trasporto delle merci.
Tutta la grande regione interna convoglia le sue
acque nel golfo del Messico, in massima parte
attraverso il Mississippi. Dalla sinistra esso
riceve affluenti importanti come l'Ohio, il
Tennessee e l'Illinois, soggetti a piene frequenti
nella stagione primaverile, con portate che
diminuiscono nelle calde settimane della tarda
estate e nei nevosi mesi invernali. La regolazione
del flusso e il controllo delle piene di questi
fiumi sono stati messi a punto attraverso un
complesso sistema di dighe e argini.
Lo
scioglimento delle nevi alimenta gli affluenti che
scorrono da ovest, tra cui il Missouri, il Platte e
l'Arkansas. Al golfo del Messico tributano
direttamente altri fiumi, come il Rio Grande. Al
Pacifico sono diretti i corsi d’acqua che drenano le
regioni occidentali come il Colorado, il Sacramento,
lo Snake e il Columbia, che scorrono verso ovest.
Quasi tutti questi fiumi riducono la loro portata
allontanandosi dalle sorgenti montane e alcuni, come
il Colorado, sono regolati da dighe e deviati per un
utilizzo urbano e agricolo così massiccio che non
portano più acqua al mare. In Alaska tutta la rete
idrografica è legata allo Yukon.
Dei
numerosi laghi presenti sul territorio statunitense
i principali sono i Grandi Laghi (Superiore,
Michigan, Huron, Erie e Ontario), collegati tra loro
da una serie di canali e corsi d'acqua; essi
rappresentano il bacino lacustre più esteso del
mondo, collegato a sua volta, attraverso il San
Lorenzo, all'oceano Atlantico. Innumerevoli laghi
minori sono disseminati nella zona nordorientale
degli Stati Uniti, nel Midwest settentrionale e in
gran parte dell'Alaska. Fra i principali vi sono il
Champlain, il Winnipesaukee e il Cayuga a nord-est,
e il Winnebago, il Red e i Mille Lacs nel Midwest.
Il Grande Lago Salato dello Utah e molti altri
bacini di estensione minore situati nello stato del
Montana costituiscono i resti di laghi molto più
estesi formatisi in epoca glaciale.
Flora
Quando iniziò la colonizzazione europea circa metà
del territorio statunitense era ricoperto da foreste,
l'estensione delle quali è stata negli anni
notevolmente ridotta per lasciare il posto a
coltivazioni e insediamenti abitati. Gli Stati Uniti
conservano tuttavia una vegetazione molto ricca che
varia in corrispondenza delle diverse fasce
climatiche del paese.
La
vegetazione dell'Alaska settentrionale è dominata da
una tundra brulla, battuta dal vento, dove crescono
in prevalenza muschi, licheni e bassi arbusti. Nelle
regioni interne e meridionali la stagione favorevole
alla crescita è più lunga e spiega la presenza di
alcune specie di conifere, in particolare abeti. Qui
si sviluppa la taiga che si estende fino al New
England settentrionale e alla regione dei Grandi
Laghi.
A
sud della taiga crescono foreste di conifere e
latifoglie quali pini, aceri, olmi, betulle, querce,
noci americani, faggi e sicomori. Questo tipo di
vegetazione caratterizza la regione dei Grandi Laghi
e la maggior parte del New England e degli stati del
Middle Atlantic. Le specie arboree si fanno più
numerose procedendo verso sud: il Parco nazionale
delle Great Smoky Mountains, che si trova tra il
North Carolina e il Tennessee, ospita più specie di
alberi dell'intero continente europeo.
Nelle regioni che si affacciano sul golfo del
Messico crescono in prevalenza foreste di pini,
oltre a magnolie e alberi della gomma (tupelo);
lungo le coste paludose si incontrano cipressi e
mangrovie che permettono alla costa di resistere
all'erosione del vento e delle mareggiate.
A
ovest degli Appalachi le fitte foreste di latifoglie
si estendono sino alla valle del Mississippi, ma,
procedendo verso il centro delle Grandi Pianure,
diventano sempre più rade, per lasciare il posto a
gruppi isolati di querce e praterie. Queste, prima
che la terra fosse destinata alla coltivazione,
occupavano l'attuale Corn Belt, dall'Indiana alle
Grandi Pianure dell'est. Più a ovest, in
corrispondenza di climi più aridi, la vegetazione
delle praterie è dominata a nord da specie arbustive
quali l'artemisia, e a sud dal mesquite e dal
ginepro.
La
graduale transizione verso la tipica vegetazione
delle zone aride è interrotta dalle Montagne
Rocciose e da contrafforti montuosi isolati, dove
crescono alberi d'alto fusto. Qui pini e ginepri,
sui bassi versanti, lasciano il posto, a quote più
elevate, a pioppi tremuli, abeti e abeti rossi. In
tutti gli stati del Mountain e in quelli affacciati
sul Pacifico le zone aride, caratterizzate da una
povera vegetazione arbustiva, si alternano a quelle
montuose, ricche di foreste. Nelle aree desertiche
crescono l'artemisia, il ginepro, il mesquite,
cespugli di creosoto e yucca; le "foreste" di
cactus, che nell'immaginazione popolare sono
associate alle aree desertiche, si trovano in realtà
sui versanti dei rilievi nel deserto del Mojave e
nel deserto di Sonora. Sull'altopiano del Colorado,
più alto e ancora piuttosto arido, si trovano pini
ponderosa e piñon.
Le
estati calde e secche e gli inverni miti e umidi
delle coste della California meridionale permettono
la crescita di una particolare vegetazione arbustiva
xerofila, meglio conosciuta come chaparral.
Più a nord, sulle pendici occidentali dei rilievi
costieri e della Sierra Nevada, la stagione
invernale più lunga e particolarmente piovosa
favorisce la crescita di sequoie. Nell'Oregon
occidentale e nello stato di Washington cresce una
ricca foresta, alimentata dalle abbondanti
precipitazioni, che ospita innumerevoli specie di
abeti, cedri e pini (alcuni dei quali di statura
gigante, come il pino Douglas), che costituiscono
un'importante risorsa forestale. Lungo le coste
dell'Alaska le specie arboree sono meno numerose, ma
caratterizzate da una rapida crescita.
La
vegetazione delle isole Hawaii, dove il clima è
influenzato dalla presenza dei rilievi e dagli
alisei carichi di umidità, presenta lungo la costa
nordorientale foreste di alberi di guava che alle
medie altitudini, dove si registra una media delle
precipitazioni annuali particolarmente elevata,
lasciano il posto a una ricca foresta tropicale (ohia).
A quote elevate la vegetazione è di tipo arbustivo e
sulle vette più alte, il Mauna Loa e il Mauna Kea,
si trovano macchie di tundra. Le zone sottovento (sud-est)
sono, di fatto, aride e ospitano cespugli spinosi di
koa e kiave che crescono sui pendii
leggermente più umidi.
Fauna
Nelle zone artiche e nella tundra montana vivono la
marmotta, lo scoiattolo e, occasionalmente, l’orso.
Numerosi grandi mammiferi, tra i quali il tricheco e
la foca, trovano un habitat ideale nelle regioni
costiere dell'Alaska. Caribù e alci trascorrono
l'estate nella tundra, mentre d'inverno migrano
verso sud nelle foreste di conifere. Le foreste di
latifoglie delle montagne appalachiane ospitano
l’alce, l’orso bruno, la volpe, il cervo, il
procione, la moffetta e una grande varietà di
piccoli uccelli. Lungo la costa del golfo del
Messico vivono volatili quali il pellicano, il
fenicottero e il martin pescatore, mentre le acque
delle paludi costiere e della Florida sono abitate
dall’alligatore. I bisonti vengono comunemente
associati alle praterie, sebbene un tempo
popolassero la maggior parte dell'America orientale,
prima di essere quasi completamente sterminati dagli
europei; oggi vivono solo in aree protette o in
cattività. Tartarughe, conigli e cani della prateria
vivono nelle regioni centrali.
Gli
stati montuosi occidentali, in particolare l'Alaska,
sono gli ultimi rifugi di animali di grossa taglia:
l’alce, l’antilocapra, il cervo, la pecora
bighorn (delle Montagne Rocciose), la capra
delle nevi, il lupo e, in poche zone isolate, il
grizzly. In Alaska vive inoltre l'orso kodiak, il più grande carnivoro del Nord
America. Le zone desertiche dell'Ovest sono abitate
da pochi animali di piccola taglia e, in alcuni casi,
da serpenti velenosi; il ratto canguro, la lucertola
e i rapaci sono animali tipici di queste inospitali
regioni. La fauna delle Hawaii comprende molte
specie autoctone, ma fra queste molte sono quasi
estinte a causa delle modificazioni indotte
nell'habitat naturale dall'uomo. L'unico mammifero
indigeno presente nelle Hawaii è il pipistrello.
Problemi e tutela dell’ambiente
La pressione demografica e un tenore di vita fra i
più alti del mondo stanno intaccando le risorse
naturali del paese. L'acqua dolce scarseggia negli
aridi stati dell'Ovest, dove le risorse idriche
vengono impiegate per l’irrigazione dei campi
coltivati. La maggior parte dei corsi d'acqua è
inquinata da composti chimici impiegati in
agricoltura (sebbene negli ultimi anni i pesticidi
siano stati gradualmente sostituiti nel controllo
dei parassiti dall’applicazione di sistemi biologici
di lotta integrata), oppure dagli scarichi
industriali e civili (per quanto gli Stati Uniti
siano all'avanguardia nell'uso di tecnologie per la
depurazione delle acque). L’assetto idrografico è
stato in passato alterato dall’uomo con la creazione
di numerosi bacini artificiali, la modifica dei
corsi naturali dei fiumi principali o lo sbarramento
degli stessi con la costruzione di dighe. La diffusa
consapevolezza che tali interventi siano spesso
causa di alterazioni degli equilibri ambientali ha
frenato un approccio aggressivo
sull’irreggimentazione delle acque.
I
suoli sottoposti ad agricoltura intensiva sono
soggetti a erosione e a un grave degrado. Lo
sviluppo urbano continua a trasformare fertili campi
e zone boschive in distese d'asfalto e il problema
della deforestazione si fa sempre più pressante.
Quasi tutte le foreste originarie sono state
abbattute, tranne quelle situate nelle zone più
remote e quelle incluse nelle aree protette. Il
servizio forestale e alcune compagnie private
gestiscono parte del patrimonio forestale e gli
interventi relativi al taglio del legname. Le
operazioni di trattamento dei minerali svolte nelle
miniere di rame e carbone a cielo aperto hanno
ricadute pesanti sull’ambiente.
Con
un’estensione che abbraccia molte latitudini, gli
Stati Uniti ospitano diversi tipi di biomi ed
ecosistemi. Molti degli habitat naturali sono stati
significativamente alterati e alcuni, come la
prateria, sono quasi scomparsi. Sono habitat a
rischio anche alcuni deserti e zone umide, come gli
estuari della baia di Chesapeake e gli acquitrini
delle foreste nordorientali.
Il
territorio protetto copre il 13,1% della superficie
del paese (2000). Nel 1872 venne fondato il Parco
nazionale di Yellowstone, il primo al mondo
concepito per la tutela dell’ambiente. Oggi il
governo gestisce, oltre a numerosi parchi nazionali,
un sistema di monumenti naturali, aree ricreative e
rifugi per animali selvatici. Tuttavia, anche le
organizzazioni non governative hanno un ruolo
importante nella salvaguardia del patrimonio
naturale. Mammoth Cave, Great Smoky Mountains, Death
Valley, Sequoia e Dry Tortugas sono alcuni tra i
principali parchi nazionali. Molti parchi sono
iscritti nelle liste dei World Heritage Sites, ad
esempio il Grand Canyon, l’Hawaii Volcanoes,
l’Everglades, lo Yosemite e il Redwood. Negli Stati
Uniti vi sono 47 riserve della biosfera nel quadro
del programma MAB (Man and the Biosphere, L'uomo e
la biosfera) dell’UNESCO. Il paese coopera con il
Canada a numerosi progetti per la conservazione del
suolo; inoltre, è prevista la realizzazione di un
parco transnazionale fra Stati Uniti d'America e
Messico.
Dalla metà degli anni Settanta il tema del risparmio
energetico è particolarmente sentito sia
dall’opinione pubblica sia dalle istituzioni
governative. In quasi tutte le comunità sono stati
adottati regolamenti edilizi particolarmente severi
in tema energetico e la crescita della domanda di
energia è calata significativamente. In California e
nell’area sudorientale vengono sfruttate l’energia
eolica e l’energia solare, anche se il loro
contributo alla produzione totale di energia è
minimo. Le centrali a carbone producono ancora più
della metà dell'energia nel paese. Le centrali
idroelettriche, situate in particolare nella zona
del Pacific, e le centrali nucleari, dislocate
soprattutto nell’area nordorientale, sono altre
fonti energetiche importanti. Ma l'industria del
nucleare, di cui gli Stati Uniti furono fra i
pionieri negli anni Cinquanta, è stata fortemente
rallentata dall'opposizione pubblica, dagli alti
costi di costruzione degli impianti e da incidenti a
cui è stata data grande risonanza.
In
quanto maggiori consumatori mondiali di energia, gli
Stati Uniti sono anche i principali responsabili
delle emissioni gassose alla base dell'effetto serra.
In ottemperanza al Protocollo di Montréal, il paese
ha diminuito le proprie emissioni di CFC (clorofluorocarburi),
che contribuiscono alla distruzione dello strato di
ozono e al riscaldamento globale. Circa metà
dell'inquinamento atmosferico proviene
dall'industria e il resto dagli scarichi degli
autoveicoli. L'inquinamento atmosferico urbano è
regolato da un atto federale noto come Clean Air Act
(Atto per l'aria pulita), tuttavia i singoli stati
adottano spesso normative più severe, ma molte
grandi città continuano a superare i livelli di
guardia e nuove leggi sono state adottate per
limitare i danni causati dalle piogge acide.
Gli
Stati Uniti hanno ratificato il Trattato Antartico,
i Trattati per il legname tropicale del 1983 e del
1994 e numerosi altri accordi internazionali
sull'ambiente in tema di inquinamento atmosferico,
cambiamento climatico, specie in via d'estinzione,
modificazioni ambientali, scarico dei rifiuti in
mare, conservazione della vita marina, eliminazione
dei test nucleari, protezione dell’ozonosfera,
inquinamento navale, tutela delle zone umide e
caccia alle balene. |