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Gli
Stati Uniti sono la prima potenza industriale a
livello mondiale dall'inizio del XX secolo. Fino
alla seconda metà dell’Ottocento l'economia del
paese poggiava tradizionalmente sull'agricoltura;
dopo la guerra di secessione, che vide lo scontro
fra gli stati industriali del Nord e quelli agricoli
del Sud, furono compiuti importanti progressi nella
produzione di beni industriali di base; in seguito,
con la prima guerra mondiale, i manufatti iniziarono
a dominare le esportazioni più delle materie prime.
Con lo sviluppo dell'industria, l'agricoltura
divenne più meccanizzata ed efficiente, utilizzando
sempre minor forza lavoro.
Dopo la seconda guerra mondiale si assistette allo
sviluppo del settore dei servizi, come la pubblica
amministrazione, le libere professioni, le attività
commerciali e finanziarie. Oggi il settore dei
servizi è il più rilevante dal punto di vista
economico e impiega il 75,2% della forza lavoro;
l'industria ne impiega invece il 22,4% e
l'agricoltura solo il 2,4%.
L'economia degli Stati Uniti si è basata sin dalle
origini sulla libertà d'impresa, protetta dalle
regole del capitalismo più avventuroso, più
affrancato da vincoli d'ogni sorta; questo è stato
ed è alla base dell’ideologia che permea l'intera
vita americana, per la cui difesa gli Stati Uniti si
sono impegnati in diverse guerre (in Europa, in
Asia) che assicurassero al sistema americano, con la
difesa dei valori morali, anche il mercato mondiale
alle sue imprese. Ma esso ha subito nel corso del
tempo alcune correzioni imposte dalla fragilità
stessa di un sistema soggetto a ricorrenti crisi.
Così, a partire dall'inizio degli anni Trenta, in
seguito alla crisi del 1929, il governo degli Stati
Uniti ha avuto un ruolo protezionistico sempre più
importante nell'economia, che ha regolamentato in
vari modi. Alcune disposizioni governative, ad
esempio, sono state dettate dall'esigenza di
tutelare i consumatori da prodotti non sicuri e i
lavoratori da condizioni di lavoro non adeguate,
mentre altre normative sono state adottate per la
salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento.
Produzione nazionale
Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per
produzione economica. Nel 2002 il prodotto interno
lordo era di 10.383 miliardi di dollari USA,
equivalente a un PIL pro capite di 36.010 dollari
USA. Le attività del settore primario contribuiscono
nella misura dell’1,6% (2001) alla formazione del
prodotto interno lordo annuale, il settore
secondario nella misura del 23,1% e il terziario, di
gran lunga il più redditizio, nella misura del
75,3%.
Agricoltura e allevamento
Benché il settore agricolo contribuisca solo
nella misura dell’1,6% (2001) al prodotto interno
lordo e impieghi meno del 2% della forza lavoro del
paese, gli Stati Uniti sono ancora oggi il paese
leader nel mondo in molti settori della produzione
agricola. Oltre a soddisfare il fabbisogno
alimentare interno, i prodotti agricoli
rappresentano una voce importantissima nel mercato
delle esportazioni.
Scomparse le piccole aziende a conduzione familiare,
l'attività è oggi praticata in grandi imprese
meccanizzate che riforniscono sia i mercati urbani
sia le aziende di trasformazione alimentare. Le
colture praticate sono varie e distribuite in
caratteristiche regioni (chiamate belts,
“cinture” o “fasce”) specializzatesi in funzione
delle condizioni ambientali e dell'organizzazione
produttiva. Le principali sono quelle del grano, del
mais (per l'allevamento suino e di mucche da latte),
del tabacco, del cotone. Le maggiori produzioni sono
quelle di cereali (mais, frumento, avena e orzo),
foraggio, patate e barbabietola da zucchero. Per più
di un secolo e mezzo la coltivazione del cotone è
stata alla base dell'economia degli stati del Sud,
soprattutto nelle regioni a est del Mississippi.
Attualmente questo tipo di coltura viene praticata
in modo estensivo ricorrendo a una meccanizzazione
su larga scala. Il tabacco è prodotto soprattutto in
North Carolina e nel Kentucky. Altri prodotti di
rilievo sono arachidi (Georgia) e pomodori
(Florida), oltre a pesche, mele (Washington),
arance, uva (California), ananas (Hawaii).
Una
voce di grande rilievo nell'economia del paese è
inoltre rappresentata dall'allevamento, che alimenta
una fiorente industria lattiero-casearia,
soprattutto nella zona dei Grandi Laghi. Le estese
pianure dell'Ovest offrono ideali terreni di pascoli
per i bovini da carne, mentre nella sezione
nordorientale delle pianure centrali particolarmente
diffuso è l'allevamento di suini.
Risorse forestali e pesca
Le foreste, estese per circa 303 milioni di ettari
(2002), coprono poco meno di un quarto della
superficie degli Stati Uniti e forniscono 478
milioni di metri cubi di legname (2002). Circa tre
quarti della produzione sono costituiti da legno
dolce, mentre i legni duri ne rappresentano solo un
quarto. Un 50% del legname è destinato all'industria
delle costruzioni (abete douglas e pino
giallo) ed è ricavato soprattutto dalle foreste
degli stati affacciati sul Pacifico; un terzo è
utilizzato come pasta di legno nella manifattura
della carta. Il rovere è il più diffuso dei legni
duri. Le foreste del Sud forniscono circa un terzo
del legname da costruzione, circa i tre quinti della
pasta di legno e gran parte della trementina, della
pece, della resina e del catrame di legno prodotti
negli Stati Uniti. Nelle pianure costiere
meridionali crescono innumerevoli varietà di pino.
Alberi dal legno duro di grande interesse
commerciale, come l'albero della gomma, il frassino
e la quercia, crescono nelle zone pianeggianti lungo
i fiumi del Sud, mentre noce americano, acero e
rovere si trovano sugli Appalachi e in parte
dell'area dei Grandi Laghi.
Con
una quantità di pescato pari a 5.958.438 tonnellate
(2001), gli Stati Uniti si collocano al sesto posto
nella classifica mondiale dopo la Russia, la Cina,
il Giappone, il Perù e il Cile. L'Alaska è il primo
stato sia per quantità sia per valore del pescato:
fra le specie più redditizie vi sono il salmone e
l'halibut. Altri stati che hanno buone risorse
ittiche sono, in ordine di importanza economica,
Massachusetts, Louisiana, Texas, Maine, California,
Washington, Florida e Virginia. Il principale porto
peschereccio si trova a New Bedford, in
Massachusetts. Le acque costiere del New England
sono ricche di aragoste, pettini, vongole, ostriche
e merluzzi; nella baia di Chesapeake si pescano
soprattutto granchi e, nel golfo del Messico,
gamberetti. La maggior parte del pesce d'acqua dolce
venduto sul mercato statunitense proviene da vivai.
Le principali specie allevate sono il pesce gatto,
la trota, il salmone, le ostriche e i gamberi
d'acqua dolce.
Risorse minerarie
Gli Stati Uniti sono una fra le prime nazioni al
mondo per il valore della produzione annua di
minerali, concentrata principalmente in Texas,
Louisiana, Alaska, Oklahoma e California. Lo
sfruttamento minerario fornisce circa l'1% (2001)
del prodotto interno lordo annuale e impiega lo 0,6%
della popolazione attiva. I principali prodotti
minerari sono i combustibili: in ordine di valore,
il petrolio, il gas naturale e il carbone. Alla fine
degli anni Novanta gli Stati Uniti producevano il
24% di tutto il gas naturale del mondo, il 19% del
carbone e il 13% del petrolio grezzo. Il petrolio
rappresentava la metà del valore della produzione di
carburanti e il 38% del valore di tutti i minerali
estratti negli Stati Uniti. Il Texas, l'Alaska e la
Louisiana, i tre principali stati produttori di
petrolio, forniscono annualmente circa i due terzi
del grezzo nazionale. I maggiori giacimenti di gas
naturale si trovano in Texas e Louisiana, quelli di
carbone nella regione degli Appalachi, nel Wyoming e
nel Kentucky. L'energia nucleare è prodotta con
l'uranio estratto in Texas, New Mexico e Wyoming.
Negli Stati Uniti si estraggono inoltre diversi
minerali (metallici e non metallici), tra cui rame,
oro, minerale di ferro, argilla, fosfati, zinco,
sale, oltre che materiali da costruzione e per la
produzione di cemento, sabbia e ghiaia. Alla fine
degli anni Ottanta, gli Stati Uniti producevano
circa il 55% del molibdeno del mondo, il 51% della
mica, il 40% del magnesio, il 30% del fosfato
minerale, il 23% dell'alluminio, il 22% del piombo e
il 20% dello zolfo elementare. La maggior parte del
minerale di ferro proviene dal distretto del Lago
Superiore, in particolare dal Minnesota
nordorientale, mentre il 60% circa del rame
nazionale viene estratto in Arizona. Il fosfato
minerale viene prodotto in grande quantità in
Florida, North Carolina, Idaho e Tennessee. In
Colorado, Arizona, Idaho e Montana, invece, si ha la
più rilevante estrazione di molibdeno e in Missouri
e Alaska di piombo e zinco. Più dei quattro quinti
del carbonato di potassio vengono prodotti in New
Mexico, mentre il Nevada, l'Idaho, l'Alaska e il
Montana sono importanti fonti di argento e ancora il
Nevada, con la California, lo Utah e il South Dakota
sono i primi fra gli stati produttori d'oro.
Risorse energetiche
Il petrolio fornisce il 41% dell'energia consumata
negli Stati Uniti e garantisce circa il 97%
dell'energia usata nel settore nazionale dei
trasporti. Il gas naturale assicura circa il 24%
dell'energia utilizzata a scopo domestico e
industriale, mentre il carbone viene principalmente
utilizzato per generare energia elettrica e per la
produzione dell'acciaio. Le centrali idroelettriche
contribuiscono alla produzione energetica per il
6,6%, quelle nucleari per il 20,2%, mentre le
centrali alimentate a combustibile producono il
70,8% dell’energia (2002).
Nel
1947 la produzione di petrolio del paese divenne
insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e
oggi gli Stati Uniti sono costretti a importare il
12% del greggio necessario al consumo interno. Per
quanto riguarda il carbone, gli ingenti giacimenti
presenti nel paese consentono di esportare parte
della produzione.
Industria
Gli Stati Uniti sono leader mondiali per il valore
della produzione industriale. Il 23,1% (2001) del
prodotto interno lordo è ascrivibile a questo
settore, nel quale è impegnato più di un sesto della
popolazione attiva. Sebbene l'industria continui a
essere un settore cruciale per l'economia
statunitense, la sua importanza è andata tuttavia
diminuendo a partire dalla fine degli anni Sessanta.
Il
cuore della produzione industriale statunitense è
rappresentato dal Nord-Est e, in particolare, dagli
stati di New York, Ohio, Illinois, Michigan e
Pennsylvania, a cui si deve il 28% del profitto
annuo dell'industria. Gli stati nei quali si è avuto
un notevole sviluppo industriale sono, al sud, il
Texas e, a ovest, la California che all'inizio degli
anni Novanta deteneva il primato della produzione
industriale del paese.
Le
principali categorie di manufatti industriali, in
base al loro valore commerciale, sono rappresentate
da prodotti chimici, mezzi di trasporto, prodotti
dell'industria alimentare, macchinari e attrezzature
elettroniche. Nei primi anni Novanta tutti i
macchinari industriali (motori, attrezzature per
l'agricoltura, macchine per costruzione, impianti di
refrigerazione, attrezzature per l'ufficio e
computer) fornivano circa il 10% del profitto annuo
creato dall'industria. La California è lo stato
leader nella produzione di macchinari industriali,
seguita da Illinois, Ohio e Michigan; quest'ultimo è
leader dell'industria automobilistica, mentre la
California lo è per i veicoli aerospaziali e per
l’elettronica.
L'industria alimentare forniva, alla fine degli anni
Novanta, circa l'11% del fatturato industriale,
mentre l'industria chimica (Texas e Louisiana)
contribuiva per il 12%. In California sono presenti
numerosi stabilimenti per la lavorazione dei
prodotti agricoli, mentre l'Illinois e il Wisconsin
sono ai primi posti nella produzione di carne e in
quella lattiero-casearia. L'industria delle
apparecchiature elettroniche comprende i settori
della produzione di strumenti elettrici industriali,
di elettrodomestici, di apparecchi radio e
televisivi, di componenti elettronici e di
dispositivi per la comunicazione. La California
(soprattutto nella cosiddetta Silicon Valley),
l'Illinois, l'Indiana e il Massachusetts sono leader
nella produzione di materiale elettronico e
informatico, uno dei settori dell'industria
statunitense che si è sviluppato a ritmi
rapidissimi. I minerali di ferro, estratti nella
zona del Lago Superiore, e quelli importati dal
Canada e da altri paesi, insieme al carbone
proveniente dai giacimenti appalachiani, sono alla
base della grande industria del ferro e
dell'acciaio, uno dei fondamenti storici del sistema
industriale degli Stati Uniti.
Pennsylvania, Ohio, Illinois e Michigan sono gli
stati che guidano la produzione di metalli di prima
fusione. L'Ohio, che possiede una forte
concentrazione di impianti per la lavorazione della
gomma e dei pneumatici, è da molto tempo leader in
questo settore. Le industrie grafiche ed editoriali
sono molto diffuse e in tutto il paese vengono
pubblicati numerosissimi libri e giornali. In questo
settore lo stato di New York, con la sua industria
libraria, è al primo posto, ma anche la California,
l'Illinois e la Pennsylvania ricoprono un ruolo
importante. L'industria cartaria è importante
soprattutto in quegli stati che possiedono
considerevoli risorse forestali (in particolare
legno di conifere) sfruttate per la produzione di
carta: Wisconsin, Alabama, Georgia, gli stati di New
York e di Washington, Maine e Pennsylvania. Gli
altri principali settori industriali degli Stati
Uniti sono quello tessile, dell'abbigliamento, degli
strumenti di precisione, del legname, dei mobili,
degli oggetti in cuoio e del tabacco.
Commercio e finanza
Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per
quanto riguarda il commercio con l'estero, con un
volume di scambi che alla fine degli anni Novanta
era superiore ai 1.500 miliardi di dollari. Nel 2002
il valore totale delle esportazioni ammontava a 630
miliardi di dollari, af fronte di importazioni per
1.202 miliardi di dollari. A partire dalla metà
degli anni Settanta le gravose importazioni di
petrolio dall'estero e di prodotti industriali dal
Canada e dall'Asia (specialmente dal Giappone) hanno
creato un disavanzo nella bilancia commerciale. Dal
1984 al 1990 il deficit annuo ha sempre superato i
100 miliardi di dollari; la bilancia commerciale è
tuttora passiva, con un valore negativo di -37,9%
(2000–2002).
I
principali prodotti di esportazione sono macchinari
e mezzi di trasporto, che coprono il 45,3% (1995)
del valore totale delle esportazioni, prodotti
chimici (11,2%), generi alimentari (8,1%), minerali
e metalli (1,9%), prodotti agricoli (2,4%). Il paese
intrattiene rapporti commerciali massimamente con
Canada, Giappone, Messico, Germania, Cina, Taiwan,
Regno Unito e Corea del Sud.
Nel
2002 gli Stati Uniti sono stati meta turistica di
41,9 milioni di persone. Il settore rappresenta
quindi una risorsa importante per l'economia del
paese, che ha sviluppato valide strutture ricettive
in ogni stato. Il turismo, facilitato
dall'estesissima rete stradale, dall'efficienza dei
trasporti e delle strutture ricettive, è attratto in
particolare dalle metropoli di New York, Chicago,
Los Angeles e San Francisco e dai numerosi luoghi di
grande interesse paesaggistico, quali i parchi e le
riserve naturali.
La
valuta statunitense è il dollaro, diviso in 100
cents; l’istituto di emissione è il Federal
Reserve System, a cui fanno capo tutte le banche
nazionali degli Stati Uniti.
Trasporti e vie di comunicazione
Lo sviluppo delle reti di comunicazione ha avuto un
ruolo fondamentale nella crescita degli Stati Uniti.
Allo sviluppo dei collegamenti via terra, che prima
del 1790 era rappresentato essenzialmente da strade
non asfaltate, seguì nella prima metà del XIX secolo
la creazione di numerosi canali per collegare tra
loro i fiumi navigabili e i laghi negli Stati Uniti
orientali, in particolare nella regione dei Grandi
Laghi.
La
prima ferrovia transcontinentale fu costruita tra il
1862 e il 1869 dalle compagnie Union Pacific e
Central Pacific, che usufruirono a tale scopo di
consistenti finanziamenti del governo federale. Le
ferrovie transcontinentali furono i principali mezzi
di trasporto usati dai coloni europei che popolarono
l'Ovest alla fine del XIX secolo. Il sistema
ferroviario fu incrementato fino al 1917, quando
l'estensione della rete ferroviaria in funzione
raggiunse il valore massimo di circa 407.165 km.
Ulteriori sviluppi hanno interessato soprattutto la
rete stradale, oggi maggiormente utilizzata per il
trasporto sia di merci sia di passeggeri.
Il
trasporto aereo iniziò a competere con gli altri
mezzi dopo la prima guerra mondiale. Il servizio
passeggeri ebbe un certo sviluppo nei tardi anni
Venti, mentre il trasporto merci via aerea si
affermò soltanto dopo la seconda guerra mondiale.
Oggi il trasporto delle merci avviene principalmente
per ferrovia e, in misura minore, per vie d'acqua.
Il trasporto aereo è riservato ad articoli di alta
priorità e valore. Per quanto riguarda il trasporto
di passeggeri, circa l'81% del traffico avviene su
automobili private, il 17% per via aerea, l'1,1% su
autobus e lo 0,6% per ferrovia.
La
rete dei trasporti si estende su tutto il paese, ma
è molto più fitta nella sezione orientale degli
Stati Uniti, dove si trovano le maggiori
concentrazioni urbane e industriali. Nel 1999 gli
Stati Uniti disponevano di 6.304.193 km fra strade e
autostrade. Le quattordici maggiori compagnie
ferroviarie gestiscono il 76% del totale della rete
ferroviaria, con 230.717 km di linee in funzione.
Amtrak, un'azienda sovvenzionata a livello federale,
gestisce quasi tutti i treni che collegano le
maggiori città, trasportando più di 22 milioni di
passeggeri l'anno (dati dei primi anni Novanta).
Gli
Stati Uniti possiedono una marina mercantile
relativamente ridotta (6.185 navi nel 2002). Tra i
maggiori porti del paese, alcuni dei quali
specializzati in traffici particolari, ci sono
quelli di New Orleans, New York, Houston, Valdez
Harbor in Alaska, Baton Rouge, Corpus Christi, Long
Beach, Seattle, Norfolk Harbor in Virginia e Tampa.
Le vie d'acqua interne sono rappresentate dal fiume
Mississippi che, insieme ai suoi tributari,
costituisce una rete importantissima per il traffico
commerciale; dalla Saint Lawrence Seaway, l'estesa
rete di canali di collegamento creata tra il San
Lorenzo, i Grandi Laghi e l'oceano Atlantico; e,
infine, dai canali costieri su cui si svolge il 17%
dei trasporti.
Il
sistema fluviale del Mississippi è lungo più di
24.140 km e fa capo al porto di Saint Louis, in
Missouri. Il porto più significativo dei Grandi
Laghi è invece Duluth, in Wisconsin, dove convergono
i traffici delle Grandi Pianure. L'Intracoastal
Waterway è una trafficata rete di canali navigabili
che si snoda per 1.740 km lungo la costa atlantica e
per 1.770 km lungo quella del golfo del Messico.
Le
compagnie aeree degli Stati Uniti trasportano ogni
anno più di 460 milioni di passeggeri: si tratta in
prevalenza di voli interni effettuati da viaggiatori
americani. In totale esistono nel paese oltre
cinquemila aeroporti pubblici e dodicimila privati;
tra i più frequentati si ricordano l'aeroporto di
Chicago-O'Hare, il William B. Hartsfield ad Atlanta,
il John F. Kennedy e il Fiorello La Guardia di New
York, l'aeroporto di San Francisco, quello di Los
Angeles e quello di Miami.
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